Covid e scuola, con il nuovo Dpcm ancora discrezionalità alle regioni e a pagare sono i nostri adolescenti

Covid e scuola, con il nuovo Dpcm ancora discrezionalità alle regioni e a pagare sono i nostri adolescenti

Ancora caos nella scuola,  il Dpcm del 5 gennaio che doveva dare indicazione sulle riaperture ha lasciato discrezionalità alle Regioni che andranno quindi in ordine sparso. In mancanza di un piano omogeneo si rischia di rincorrere l’epidemia, senza riuscire a fermarla. Prendere provvedimenti tardivi potrà avere effetti drammatici. A pagare il conto sulla loro pelle sono i nostri ragazzi.

Nel report dell’Istituto superiore di Sanità “Apertura delle scuole e andamento dei casi confermati di Sars-CoV-2: la situazione in Italia”, si legge che “Le scuole, allo stato attuale delle conoscenze sembrano essere ambienti relativamente sicuri, purché si continui ad adottare una serie di precauzioni ormai consolidate quali indossare la mascherina, lavarsi le mani, ventilare le aule. E si ritiene che il loro ruolo nell’accelerare la trasmissione del coronavirus in Europa sia limitato”.

Alla luce dell’indicazione del report, per un ritorno a scuola in presenza “dopo le misure restrittive adottate in seguito alla seconda ondata dell’epidemia di Covid-19, è necessario bilanciare le esigenze della didattica con quelle della sicurezza. Le scuole devono far parte di un sistema efficace e tempestivo di test, tracciamento dei contatti, isolamento e supporto con misure di minimizzazione del rischio di trasmissione del virus, compresi i dispositivi di protezione individuale e un’adeguata ventilazione dei locali” è l’indicazione del report. Le evidenze disponibili fino ad oggi indicano che, nei Paesi in cui sono state implementate le chiusure scolastiche e il rigoroso distanziamento fisico, i bambini, in particolare nelle scuole dell’infanzia e primarie, hanno una maggiore probabilità di contrarre il Covid-19 da altri membri infetti della famiglia piuttosto che da altri bambini in ambito scolastico. Il tracciamento dei contatti nelle scuole e altri dati osservazionali, provenienti da un certo numero di Paesi Ue, suggeriscono che la riapertura delle scuole non sia associabile a un significativo aumento della trasmissione nella comunità, sebbene esistano evidenze contrastanti circa l’impatto della chiusura/riapertura della scuola sulla diffusione dell’infezione”.

Senza una guida sicura e condivisa si rischia che la pandemia danneggi per sempre una generazione di studenti, già emotivamente flagellati dall’interruzione delle rassicuranti abitudini quotidiane. 

Vito Monti, Vicepresidente Associazione #IoCosì

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